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Appunti per la preparazione atletica dei nostri giovani 

Lo sci alpino è uno sport di destrezza ed abilità tecnica che richiede un importante impegno muscolare. Da un punto di vista metabolico può essere considerato uno sport a prevalente componente anaerobica, ma allo stesso tempo richiede delle caratteristiche di resistenza prolungata allo sforzo.
Si tratta quindi di una disciplina sportiva il cui rendimento è molto condizionato alla giusta applicazione della tecnica.

Tuttavia questa non può essere isolata, ma deve essere coadiuvata da un’adeguata preparazione fisico-atletica di base e specifica. Il lavoro cosiddetto “a secco”, pone le basi per l’attività sui campi di sci, sia esso solo sportiva o agonistica.
Le capacità motorie possono essere divise in due gruppi:
•    Le capacità coordinative, che determinano la coordinazione
•    Le capacità condizionali, che determinano la condizione fisica
Quelle coordinative costituiscono il presupposto per organizzare e regolare il movimento, mentre quelle condizionali sono quelle che utilizzano l’energia disponibile dell’organismo.
Per una adeguata preparazione motoria vanno inoltre tenute in considerazione le caratteristiche individuali della persona a cui sono rivolte, in particolare rispetto a quale fascia evolutiva appartiene e al “vissuto motorio”.
Tra le capacità condizionali sono da sviluppare soprattutto le capacità di forza, destrezza, velocità e sensibilità propriocettiva.Mentre tra le capacità coordinative, speciali possono essere notevolmente migliorate soprattutto la capacità di equilibrio, di combinazioni motorie, di orientamento e di differenziazione spazio-temporale.
Le qualità da allenare sono quindi molteplici. Nella preparazione generale sarà importante sviluppare le qualità organiche (cardiocircolatoria e respiratoria) insieme a quelle muscolari.

La durata per un programma di allenamento presciistico può essere molto variabile, ma deve essere almeno di 8-10 settimane circa.

All’inizio è bene focalizzare l’impegno sulle capacità generiche di resistenza, rispettando i principi di gradualità e progressività del lavoro. Ideale è la corsa a velocità moderata anche su terreni sconnessi, magari all’aperto, con frequenti variazioni di ritmo, oppure la bicicletta o la cyclette.Dopo la corsa è sempre opportuno eseguire degli esercizi di stretching della durata di 30” ciascuno raggiungendo il punto di massima tensione muscolare, evitando il dolore.

Accanto alla resistenza bisogna allenare la forza muscolare. I muscoli maggiormente sollecitati sono quelli degli arti inferiori (quadricipiti,glutei,flessori del ginocchio, aduttori e polpaccio) ma altrettanta importanza assume il rafforzamento degli arti superiori e dei muscoli del tronco (addominali, pettorali, dorsali, ecc.). Questi ultimi in particolare sono fondamentali per il controllo posturale durante le varie fasi della curva.

Non vanno inoltre dimenticati tutti quegli esercizi volti a sviluppare le capacità di velocità e rapidità di movimento anche attraverso percorsi in circuito che sviluppano la destrezza abbinati ad elementi di pre-acrobatica come capovolte, salti, salti-giro ecc.

Durante questa fase possono essere utilizzati anche i giochi sportivi di squadra. Essi, oltre a sviluppare le capacità motorie generali favoriscono l’interiorizzazione di quelle capacità cosiddette trasversali come il fairplay, lo spirito di gruppo e il rispetto reciproco che sono altrettanto fondamentali per lo sportivo, ma anche per la squadra e per il gruppo di giovani atleti.

Ritengo infine dedicare un piccolo spazio a quella che un tempo veniva chiamata “passione” e che ora è conosciuta con il termine “motivazione allo sport”. Con questo termine si vuole indicare l’agente fisiologico, emotivo e cognitivo che spinge ognuno verso uno scopo.
La conoscenza delle motivazioni può aiutare a favorire e guidare i bisogni specifici di ciascuno, evitando così possibili e talvolta frequenti abbandoni, tipici di ogni disciplina sportiva.

Tra le motivazioni vi sono quelle primarie, cioè il gioco e l’agonismo che sono in funzione sia della personalità che dell’età. Nell’età infantile e preadolescenziale  il gioco assume notevole importanza. In età adolescenziale invece le componenti di gioco sono meno richieste, in quanto è prevalente nel giovane la spinta a misurarsi e confrontarsi.
Tra le motivazioni secondarie, che sono quelle assimilate dall’ambiente, elaborate dal soggetto e caricate di significati simbolici ed emotivi, vi sono ad esempio: la motivazione al successo, la motivazione all’affiliazione, la motivazione estetica e le motivazioni compensative.
Il maestro,l’educatore in generale, deve tenere sotto controllo quei fattori che potrebbero inibire le motivazioni, come i sentimenti di inferiorità e di non adeguatezza, attraverso rinforzi e gratificazioni, oppure l’ansia da prestazione che può cogliere chiunque nell’imminenza della gara.

Vorrei infine ribadire come l’aspetto ludico sia uno stimolo fondamentale per il bambino, ma anche per l’adulto. Il gioco avendo come fine ultimo il divertimento, fine a se stesso e l’affermazione di sé, permette di vincere la noia ed il disinteresse per un’attività a volte monotona e ripetitiva, spingendo verso forti impegni psico-fisici, altrimenti irraggiungibili. Lo sport è un gioco, lo sci è anche un gioco, quindi buon divertimento a tutti!!!

prof.ssa Francesca Murara

 
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